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Origini della Psicologia

Psicologia: Origini del Termine e della Materia

Il termine "psicologia" deriva dall'antica lingua greca in cui psyché significava "spirito, anima" e logos significava "discorso o studio"; se volessi una traduzione letterale quindi, la psicologia sarebbe lo studio dell'anima o dello spirito. Il termine, assieme al suo significato, giunse quindi nella cultura latina e vi rimase immutato fino al XVI secolo.
"Psicologia" venne poi introdotta, nella forma latina "psichologia", attorno al 1520 ad opera di un umanista e teologo tedesco, anche se, per la mancanza di testimonianze scritte che ne riportino l'effettivo uso da parte di quest'ultimo, si è più propensi a credere che il primo ad utilizzare e ad aver introdotto la forma latina della parola sia stato un discepolo dello stesso studioso.

Il significato del termine muta poi tra il XVI ed il XVII secolo, quando al suo significato di studio dell'anima, si sostituisce il significato di "scienza della mente". Per la sua delicata materia poi, il significato di questo termine si è tuttavia evoluto persino nel corso degli ultimi cento anni, in quanto si adegua alle nuove prospettive ed alle metodologie della psicologia moderna.

Un primo accenno di psicologia, che ancora oggi è oggetto di studio, venne dagli interrogativi che  si posero alcuni filosofi greci, come Platone ed Aristotele; tuttavia, queste incognite divennero un serio oggetto di studio e di confronto solamente a partire dal Seicento, quando, alcuni filosofi avanzarono riflessioni e proposte teoriche riguardo la mente umana.
Per assistere alla nascita di un vero e proprio interesse dottrinale nei confronti della psicologia però, si dovrà attendere la fine dell'Ottocento, quando cioè vennero approfonditi ed integrati lo studio della fisiologia e della filosofia. All'epoca, la prima scienza, la fisiologia, orientava i propri studi verso la comprensione del funzionamento degli organi di senso, mentre la seconda, la filosofia, affrontava il grandi dilemma del rapporto tra mente e corpo.
Nacquero così i primi tratti della psicologia sperimentale che apparvero, nel 1860, in uno scritto del medico e filosofo tedesco Gustav Fechner.
Se Fechner fu il fondatore della psicologia sperimentale, la paternità della psicologia come disciplina accademica fu di Wilhelm Wundt, il quale, grazie alla propria cultura e per mezzo dei propri innumerevoli scritti, fu in grado di dare alla materia una base concettuale e di conferirle un assetto organico.
Secondo Wundt, la psicologia doveva avere come oggetto l'esperienza umana immediata, contrapposta invece all'esperienza mediata, oggetto delle scienze fisiche. Per questo motivo ed anche per la rigorosa metodologia adottata durante gli esperimenti del professore, la psicologia si strutturò come materia accademica nonché come scienza.

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